lunedì 31 agosto 2015

Hanno ammazzato Loud Notes, Loud Notes è vivo

Questo blog è morto, rimarrà aperto solo come archivio di questi 4 e passa anni di scorribande sonore.

Loud Notes, però, è vivo e lotta insieme a noi, e si è trasferito su wordpress: https://loudfuckingnotes.wordpress.com/

domenica 29 marzo 2015

A Place To Bury Strangers - Transfixiation (Dead Oceans, 2015) / #review

Ad ascoltarlo attentamente, TRANSFIXIATION - quarto album in studio della band newyorkese - pare dirci che il viaggio sonico degli APTBS ha ormai imboccato il vicolo cieco della ripetizione e del mestiere. Se con il precedente WORSHIP avevano parzialmente virato il timone, rendendo il loro suono più hard e rifinendone le asperità per dar vita a un "classico" di post-punk, noise, shoegaze, violenza e fragilità, con questo nuova prova sembrano aver optato, piuttosto, per un'autocompiacente fedeltà alla linea già tracciata. 

Il rumore, quello di certo non manca ed è ben assortito, ma non ci voleva di certo la palla di vetro per prevedere le chitarre sature e taglienti, la violenza quasi o nulla controllata e la registrazione coi volumi a palla, che sei costretto ad abbassare di due tacche altrimenti ti esplode il cervello. Così come non sono una novità le atmosfere (e le linee di basso) post-punk che strisciano ginocchioni davanti all'altare dei Joy Division, o il noise-pop al quale piace guardarsi le scarpe, derivato dell'amore sconfinato per i Jesus & Mary Chain. Tutto come da contratto, dunque: aggressivo, dolce, impetuoso, rumoroso, anche piuttosto trascinante se volete (We've Come So Far, I'm So Clean, Fill The Void), ma a dir la verità non tanto entusiasmante e a volte persino spaccamaroni (lo sludge con testo idiota di Deeper è l'apice).

Il meglio che si possa chiedere agli APTBS, oggi, è un pezzo come I Will Die, una mazzata di rumore e riverberi in bassa fedeltà, uno scontro incazzoso e irritante tra gli Spacemen 3, i My Blood Valentine e il punk settantasettino. (6 e 1/5)

lunedì 2 febbraio 2015

Gennaio è vivo e lotta insieme a noi: Viet Cong, Sleater-Kinney, Mondo Drag / #review

Giusto per sgombrare il campo da dubbi: l'omonimo dei Viet Cong uscito il 22 su Jagjaguwar (e Flemish Eye per il mercato canadese) è una gran figata e Silhouettes, il singolo che l'ha di poco anticipato e che, come dice bene il Sorge su Rumore, "suona come gli Interpol che si danno una scossa", è il pezzo di gran lunga più dispensabile dell'album. Death e March of Progress contengono mondi interi, per dire. Le chitarre di Bunker Buster sono da lacrime agli occhi. E Continental Shelf potrebbe essere il singolo più figo degli ultimi quindici anni.
Avvertenze: VIET CONG è un disco che va lasciato decantare, che richiede la dovuta attenzione per essere capito e amato. Niente fretta quindi, e non fate l'errore di scaricarlo nel cesso al primo ascolto, avreste perso un pezzo raro. (8,7)



E non potevo certo esimermi dal dire due parole sul ritorno delle Sleater-Kinney. E non solo perché le ho sempre amate, venerate e blablabla, ma prima di tutto perché NO CITIES TO LOVE (uscito su Sub Pop il 20 gennaio) è davvero un gran disco, e allora perché tacere? Non è bello bello in modo assurdo come i capolavori usciti a cavallo dei due secoli (DIG ME OUT, THE HOT ROCK, ALL HANDS ON THE BAD ONE e ONE BEAT), ma spacca in modo davvero convincente. 
Le chitarre affilate, colorate e schizofreniche, che si rincorrono, scappano, sbandano e poi riprendono a correre, la voce calda e ruvida di Corin Tucker, quei pezzoni che sono l'essenza del rock alternativo, la passione che ci mettono, in ogni cazzo di traccia, come se scriverla e suonarla dovesse essere l'ultima cosa che fanno. È tutto qua dentro, e manco mi sembra vero che siano tornate. (8,5)



Gennaio di rinascita anche per i Mondo Drag, che dopo sette anni di attività e qualche cambio di formazione (MONDO DRAG, pubblicato dalla Bilocation, è stato registrato con Zach Anderson e Cory Berry, ex sezione ritmica dei Radio Moscow, poi confluiti nei Blues Pills) riescono finalmente a fare centro. 
La pappa è sempre la stessa: psichedelia acida, pesante e dai contorni progressivi; solo che stavolta è stata cucinata come dio comanda. La scrittura e gli arrangiamenti sono nettamente più a fuoco; la voce di John Gamino è davvero convincente e ben si adatta alla musica; basso, chitarra e batteria sono ben integrati con organo e synth e quello che esce fuori dalle casse non è più (solo) un diluvio indistinto di fuzz e acidità, ma un album di grandi canzoni, ricche di assalti heavy-psych e buoni momenti strumentali che permettono alla band di dispiegare tutto il suo potenziale progressivo. (8,0)

martedì 20 gennaio 2015

The Folk Notes 2014 / #review #cassettine

È davvero difficile che un artista o una band folk riesca a penetrare il muro di distorsioni ed elettricità che quotidianamente innalzo tra me e il mondo. Non fraintendetemi, di musica folk ne ascolto tantissima (merito di Neil Young e di un caro amico, Andrea, che una dozzina d'anni fa mi introdusse alle sue bellezze), ma raramente un album di tal genere riesce a farmi vibrare tutte le corde giuste e a farmi innamorare: ci sono riusciti, nel corso del tempo e in modo definitivo, il già citato zio Neil, gli altri due zii Bob e Van e, tra i contemporanei, Jason Molina, Micah P. Hinson e Will Oldham. Come potete vedere, è così tanta roba che si può contare sulle dita delle mani.

Le mie classifiche di fine anno sono, solitamente, un concentrato di rock sudicio e cattivo, acido e rumoroso, inframezzate qua e là da cosine più pacate (c'è qualcosa anche quest'anno). E lo stesso vale per tutte le cose che pubblico qua sopra. Questo post, quindi, è per rendere omaggio a quella musica calma e profonda che allieta tante mie serate invernali (come questa), e che tuttavia raramente finisce impressa su queste pagine.

Quella che potete leggere e ascoltare qua sotto è la mia annata folk 2014. Conto, ma non prometto, di riprovarci l'anno prossimo, e magari nel frattempo di provare a ingrandire il tag folk di loud notes

Sun Kil Moon - Benji (Caldo Verde/Vinyl Films): una rivelazione, ma evidentemente solo per me beato ignorante: Mark Kozelek e alcuni suoi sodali, infatti, sono in giro dalla fine degli anni '80, avendo militato nei Red House Painters. Benji è un quasi-concept album sul tema della morte, ispirato e profondo, con una bella voce calda e avvolgente in sovrimpressione, accompagnata spesso e volentieri solo da pizzichi di chitarra acustica e cori (che raggiungono la perfezione in Richard Ramirez Died Today of Natural Causes).
Impreziosiscono l'opera i contributi di Will Oldham ai cori e Steve Shelley alla batteria: avendo letto della presenza dei due - che voi evidentemente conoscete, è per questo che non metto link - mi sono sentito in dovere di arrivare alla fine del disco. Steve, I gotta say thank you, for all you've done for me...

Amen Dunes - Love (Sacred Bones): altra scoperta recentissima condita da amore a prima vista. Tra gli album qui elencati è senza dubbio il mio preferito, quello con cui sono entrato meglio in sintonia, probabilmente per via di quella vena psichedelica tardo 60s e di quella scarna essenza rock: bellissima la ballata per piano e voce di Sixteen, quella per chitarra di Lilac In Hand e i riverberi barrettiani di Rocket Flare. Pollice in alto per questo rovinato artista newyorkese (al secolo Damon MacMahon), che il tempo ce lo preservi in forma smagliante.
(mentre scrivo vengo a sapere che il nostro ha appena dato alle stampe - oggi, per esser precisi - un nuovo EP, Cowboy Worship, accompagnato da Stephen Tanner degli Harvey Milk e Ben Greenberg dei Men).

Micah P. Hinson and The Nothing - s/t (Talitres): un vecchio grande amore, quello per Micah P., rinverdito sulla lunga distanza da questa nuova collezione di canzoni post-traumatica (il nostro è reduce da un incidente d'auto che gli ha paralizzato le braccia per diversi mesi; per i precedenti traumi e i corrispettivi grandissimi dischi, leggetevi questo) tutt'altro che perfetta ma ben più che ascoltabile, tra le quali spiccano il garage di How Are You Just A Dream?, il lamento ispiratissimo di The Same Old Shit e la nenia crepuscolare Sons of The USSR.
(in generale, quello che penso di questo disco e della discografia di Hinson si avvicina molto alla bella recensione-disegno di FF).
(per chi non lo sapesse, la Talitres, la coraggiosa etichetta francese che si è fatta avanti per pubblicare questo nuovo lavoro di Micah, ha anche ristampato su cd e - finalmente - su vinile, il capolavoro del nostro, Micah P. Hinson & The Gospel of Progress).

J Mascis - Tied To A Star (Sub Pop): sarà che mi ci sono abituato, all'idea di ascoltare il vecchio J in versione unplugged (e d'altronde lui, il suo amore per Neil Young non lo aveva mai nascosto), ma questo Tied To A Star è stato uno degli ascolti acustici più piacevoli dell'anno. Mi resta ancora da capire il motivo per cui abbia quasi snobbato il precedente, e tutto sommato simile, Several Shades of Why e mi sia lasciato conquistare da questo qua. Ma forse rimarrà un mistero.
E comunque, Tied To A Star è un disco di belle chitarre (come potevate dubitarne?) e dolci ballate folk notturne dal retrogusto vagamente rock (ascoltate la smielata Wide Awake - con Cat Power come ospite alla voce -, o l'elettrica Trailing Off), condito dall'inconfondibile e a tratti respingente voce di Sir J. Tutto molto prevedibile, certo, ma anche molto bello e confortevole.

Ne ho ascoltati altri, di dischi folk, ma niente che mi abbia impressionato a tal punto da scriverne (a proposito, non chiedetemi cosa ne penso del nuovo disco di zio Neil). Vorrei scrivere due parole sull'ultimo album di Sharon Van Etten, ma lo sto ascoltando da soli giorni e mi par giusto lasciar decantare. Per una trattazione più completa dell'argomento vi consiglio la classifica dell'amico Michele, uno che ne sa un bel po'. Se poi volete aggiungere qualcosa voi, fate pure.

Intanto beccatevi la cassettina.


lunedì 19 gennaio 2015

Il meglio del 2014 secondo Loud Notes / #classifiche #charts

Ed ecco le classifiche di Loud Notes formato "c'è la crisi"! Scherzi a parte, la verità è che nel corso del 2014 mi sono impegnato ad ascoltare meno dischi e ad ascoltare con più attenzione, un po' per sfanculare la bulimia musicale da internauta scemo, un po' per imparare a esercitare meglio il mio senso critico su quello che passa per le casse.

ESGC ci sta benissimo e quindi ce lo mettiamo, seguito a ruota dalle striminzite classifichine, accorpate in un unico post che tanto ci stanno tutte. Amatele, odiatele, snobbatele, fatene bibbia o carta igienica (sempre che riusciate a intendere la differenza tra le due; io, ad esempio, faccio una bella fatica), commentatele, insomma fateci il cazzo che volete!

Gli LP:
1. Shellac – Dude Incredible (Touch & Go)
2. Acid Baby Jesus – Selected Recordings (Slovenly)
3. Swans – To Be Kind (Young God/Mute)
4. Ty Segall – Manipulator (Drag City)
5. Hits - Hikikomori (Conquest of Noise/Beast)
6. The Movements – Like Elephants 2 (Crusher/Sunrise Ocean Bender)
7. Jesus Franco & The Drogas – Alien Peyote (Bloody Sound Fucktory)
8. Deerhoof – La Isla Bonita (Polyninyl)
9. Stephen Malkmus & The Jicks – Wig Out At Jagbags (Matador)
10. Movie Star Junkies – Evil Moods (Voodoo Rhythm)
11. The Budos Band – Burnt Offering (Daptone)
12. Motorpsycho – Behind The Sun (Rune Grammofon)
13. Ought – More Than Any Other Day (Constellation)
14. Radio Moscow – Magical Dirt (Alive Naturalsound)
15. Temples – Sun Structures (Fat Possum)
16. Damon Albarn – Everyday Robots (Parlophone)
17. Sultan Bathery – Sultan Bathery (Slovenly)
18. White Fence – For The Recently Found Innocent (Drag City)
19. Thurston Moore – The Best Day (Matador)
20. The New Christs – Incantations (Impedance)

Gli EP e i singoli
1. Hot Lunch - House of Whispers 12" EP (Heavy Psych Sounds)
2. Acid Baby Jesus - Vegetable 7" EP (Slovenly)
3. Go!Zilla - Magic Weird Jack 12" EP (Beast)
4. Night Sun - No Pressure 7" single (Burger)
5. Wet Blankets - Dieter Caught My Bus 7" single (Goodbye Boozy)
6. The People's Temple - Utopia 7" single (Agitated)
7. The Janitors - Evil Doing of An Evil Kind 12" EP (Bad Afro)
8. The Suburban Homes - Suburban Home 7" single (Market Square)
9. Travel Check - 66$ 7" EP (Howlin' Banana)
10. The Frowning Clouds - Beetle Bird 7" single (Goodbye Boozy)

Gli album live:
1. Kadavar - Live In Antwerp (Nuclear Blast)
2. The 13th Floor Elevators - Live Evolution Lost (Charly)
3. Mudhoney - Live At Third Man Records (Third Man)
4. Moon Duo Live In Ravenna (Sacred Bones)
5. Causa Sui - Live At Freak Valley (El Paraiso)

Gli esordi da ricordare:
1. Ought - More Than Any Other Day (Constellation)
2. Temples - Sun Structures (Fat Possum)
3. Sultan Bathery - Sultan Bathery (Slovenly)
4. Zig Zags - Zig Zags (In The Red)
5. Benjamin Booker - Benjamin Boojer (Rough Trade/ATO)
6. Wedge - Wedge (Heavy Psych Sounds)
7. The Gotobeds - Poor People Are Revolting (12XU)
8. Les Big Byrd - They Worshipped Cats (A)
9. The Wytches - Annabel Dream Reader (Heavenly)